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Consorzi di tutela vitivinicola: più spazio al turismo

27/01/2021 09:31
L'analisi condotta dagli studenti del master in Economia del turismo dell'Università Bocconi tra aprile e maggio 2020 - di Nicoletta Somma

Nel post-Covid il segmento enoturistico può giocare un ruolo fondamentale, con i consorzi di tutela vitivinicola come attori di prim'ordine. E' quanto emerso dalla giornata conclusiva dell'edizione 2019-2020 del master in Economia del turismo dell'Università Bocconi. Diversi i field project presentati dagli studenti nel corso dell'evento e tra questi uno, appunto, dedicato ai consorzi.  

Un sondaggio condotto dagli studenti su 124 consorzi tra aprile e maggio 2020 evidenzia che i consorzi hanno dimensioni contenute con pochi dipendenti. Il 76% lavora con enti esterni e l'89% ritiene utile agire in partnership con il settore pubblico per migliorare le potenzialità dell'enoturismo tramite la collaborazione territoriale. Di sicuro non manca la buona volontà: l'83% partecipa ad eventi trade nel nostro Paese: il 73% lo fa in partnership mentre il 57% in autonomia. Per quanto riguarda gli appunamenti consumer, il 73% lo fa con attori locali e il 61% da sé. 

La quasi totalità dei consorzi (98%) è consapevole del ruolo che dovrebbero assumere nella promozione del territorio; l'89% gode del supporto dei propri associati per lo sviluppo di strategie mirate da adottare nell'enoturismo e il 95% ha dichiarato che i membri svolgono attività enoturistica.

Analizzando, poi, i siti web si scopre che il 29% di questi fornisce qualche informazione sulle attività che i turisti possono svolgere nelle cantine degli associati, mentre è assente nella maggior parte delle pagine una sezione dedicata al turismo ed è bassa la percentuale di quanti hanno un collegamento diretto ad enti turistici locali. Difatti si ha un ridotto numero di collaborazioni attive a livello territoriale e uno scarso numero di attività con le Strade del Vino. Non c'è negli organigrammi una figura dedicata alla promozione turistica o alla comunicazione.

Guardando ai canali social, lo strumento più utilizzato è Facebook, mentre su 124 consorzi solo 53 hanno un profilo Instagram. YouTube e Twitter sono scarsamente utilizzati. Il 74% dei consorzi pubblica non solo contenuti e foto del proprio territorio, ma anche eventi interni ed esterni ai soci. Tuttavia mancano i link che rimandano ai soci e alle opportunità turistiche nella zona di riferimento. Solo due consorzi presentano un richiamo concreto a Strade del Vino e progetti turistici affini e collaborano con influencer. Il tema maggiormente utilizzato come attrattore da 71 consorzi è il territorio in senso paesaggistico, ma solo 15 pubblicano informazioni dettagliate sull'ospitalità. Cinque consorzi postano contenuti su promozioni e offerte dei propri soci. 

Ancora: il 44,4% considera l'enoturismo uno dei propri ambiti di azione mirata, mentre il 90% non pensa di doversi occupare di questo aspetto come primo promotore del territorio e preferisce collaborare con altre realtà pubbliche o private. La totalità degli intervistati rileva cambiamenti in atto nel consumatore. Nonostamte sia solo la metà degli interpellati ad aver messo in pratica nuovi progetti per i prossimi tre anni, gli altri ci stanno pensando. Il 40% ha o avrà a breve un sistema di prenotazione diretta.

In conclusione non sempre il turismo rientra nelle priorità dei consorzi e in molti casi sono le cantine o i produttori più grandi a sostituirsi nella promozione enoturistica. Tuttavia per i consorzi che hanno un solido rapporto con la Strada del Vino è emerso un trend positivo che porta all'ampliamento dei risultati. 

Nicoletta Somma


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