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Il mercato chiede certificazioni e informazioni

29/10/2020 16:44
Il settore è ancora fragile, la pandemia sta avendo un impatto pesante, per il 2020-2021 si prevede una perdita di fatturato importante. La ripresa si pensa possa avvenire nella seconda metà del 2021 o nel 2022 - di Stefania Vicini

Un settore ancora fragile, soprattutto a causa dello stato di incertezza che vige in merito alla ripresa difficile da capire quando sarà. La pandemia che sta avendo un impatto pesante sul travel a livello globale, le aziende che hanno agito più sui costi del personale con diverse modalità, ma che necessitano ancora di aiuti, una previsione per il 2020 e 2021 di una perdita di fatturato importante, una ripresa che si pensa possa avvenire nella seconda metà del 2021 o addirittura nel 2022. Sono solo alcuni dei punti emersi dalla ricerca globale di Aigo e Travel Consul, che misura l’impatto del covid-19 sul turismo.

All'indagine di settembre hanno risposto professionisti di oltre 20 mercati in tutto il mondo, in 11 lingue diverse. Di questi, il 50% (66% del campione italiano) lavora presso agenzie di viaggi, il 34% (25% del campione italiano) nei tour operator e il restante 16% è impiegato in Gsa o in altri tipi di attività commerciale. A precedere questa edizione, quella di maggio e un focus sulla situazione italiana a giugno.

I nuovi trend

Ad illustrare dati e tendenze Massimo Tocchetti, presidente Aigo, in occasione del webinar, che si è svolto ieri. "La fotografia del momento non è confortante tra i vari stop & go - osserva il manager -, però si può fare una lettura comunque positiva di quanto emerso dalla ricerca, ci sono nuove tendenze su cui il trade può appoggiarsi, creando nuovi prodotti oltre al fatto che il turismo domestico e di prossimità ha comunque tenuto, mentre il long haul è più in stallo".
Come sottolineato dal manager sono diversi gli spunti che i professionisti del turismo devono tenere in considerazione per poter venire incontro alle esigenze del mercato. Tra cui la necessità di certificazioni, politiche commerciali più flessibili, nuovi prodotti e nuovi bacini di utenza. A detta del manager "ci aspetta un turismo diverso da quello cui eravamo abituati ed è importante capire come gli addetti ai lavori intendano muoversi in questi momenti di stallo, per non farsi trovare impreparati“.

L'informazione

In particolare in questo scenario risultano fondamentali le certificazioni rilasciate dalle istituzioni. Si deve tener conto che i tempi odierni hanno forgiato un nuovo viaggiatore con nuove esigenze e quella di essere rassicurato adesso è una conditio sine qua non. In particolare alla domanda posta su quale tipo di certificazione rassicuri maggiormente, per l'Italia il 31% del campione ha detto quella del Paese, il 12% dell'hotel, il 19% internazionale (Iso), il 30% quella da parte degli organismi internazionali del turismo (es. Wttc). Un 9% ha detto Altro

Fondamentale è anche l'essere continuamente informati sull’andamento dell’emergenza, su spiragli di riapertura o su quelle che saranno le tendenze del nuovo turismo post-pandemia. Le fonti primarie di informazione per l'Italia sono sempre associazioni e tour operator, indicate dal 76% del campione (64% da quello globale). Nel nostro Paese cresce l’interesse verso le informazioni che provengono dagli uffici del Turismo, il 60% degli operatori italiani si affida a loro per avere un quadro chiaro della situazione e chiede al primo posto certificazioni di salute e sicurezza (65%), un servizio di informazioni dedicato per i partner del trade (48%), dati utili e puntuali (43%), campagne di comunicazione rivolte al consumatore (42%) e aggiornamenti su settore, media e Nl (37%).
Tra le fonti utili al momento dell'emergenza ci sono le destinazioni (60%), media del settore trade (50%), governo e ministri (39%). 

Stefania Vicini


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