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"La ripartenza avverrà in primavera ma è necessario prepararsi"

21/10/2020 16:50
Dal confronto organizzato da Quality Group con i Paesi nel mondo emerge che è necessario trovare soluzioni comuni ma ci sono ancora troppe diversità rispetto alla curva dei contagi e alle reazioni nei singoli Stati - di Lara Morano

In collegamento con tutto il mondo per parlare di turismo, dalla Thailandia al Perù, dall'Europa al Giappone, e poi ancora India, Vietnam, New York, Africa e Brasile. L'incontro virtuale è stato organizzato e moderato da Marco Peci, direttore commerciale di Quality Group, con l'obiettivo di fare un confronto tra Paesi per comprendere due aspetti: come si sta reagendo in ogni angolo del globo e cosa si prospetta per il futuro.

"Bisogna necessariamente preparare il terreno per la ripartenza che ci sarà dalla primavera in poi - esordisce Peci prima di dare la parola ai suoi interlocutori virtuali - , è importamte che riaprano corridoi e frontiere. Noi siamo pronti e fiduciosi. Stiamo già attuando delle policy agevolative che hanno l'obiettivo di tranquillizzare il cliente". L'elemento più significativo emerso dal dibattito è che ci sono ancora troppe differenze tra i Paesi a livello mondiale, sia rispetto alla percezione della pandemia, sia, di conseguenza, alla modalità di reazione.

Protocolli sanitari applicati in maniera scrupolosa ovunque, e fin qui tutti d'accordo, ma rispetto all'apertura delle frontiere, all'accoglienza dei turisti e all'utilizzo delle proprie risorse interne per favorire le visite ci sono ancora troppe diversità, il che influisce anche sulle decisioni delle compagnie aeree. Unico denominatore comune è l'ottimismo e la voglia di mettere nuovamente il turbo, cosa che potrà avvenire quando la situazione raggiungerà uno stato di equilibrio in termini di calo dei contagi e certezze sanitarie.

In Brasile la situazione migliora di giorno in giorno, ci si ammala molto meno e sono state riaperte tutte le attrazioni turistiche, e solo il 12 ottobre, in occasione del compleanno del Cristo, gli hotel si sono riempiti del 70%. Manca ancora il turismo internazionale, fatta eccezione per qualche business travel o situazioni di ricongiungimento. La buona notizia è che le compagnie aeree hanno ripreso a fare i voli settimanali, mentre sul fronte sanitario ci si sta muovendo per trovare soluzioni che permettano di sentirsi sempre più sicuri.

L'India ha aperto già 15 corridoi, e si può dire soddisfatta del turismo interno che fa muovere 1500 voli al giorno, e le buone speranze sono alimentate dalla collaborazione con Israele nella sperimentazione prossima di un test molto rapido che da il risultato entro 30 secondi, mentre sul fronte dell'accoglienza, le quarantene sono state sostituite da un test negativo a 72 ore. La curva dei contagi è scesa rapidamente da settembre in poi, e su 7 milioni e mezzo di casi sono stati fatti un milione e mezzo di tamponi al giorno, una proporzione tutto sommato incoraggiante.

A New York la situazione sembrerebbe essere stata gestita non benissimo, anche a causa di uno scarso confronto tra la sede del governo a Washington e i vari governatori locali, fattore determinante che ha portato ogni Stato a dover provvedere in autonomia. La Grande Mela tuttavia ha dimostrato più volte nel corso della storia di avere una capacità di resilienza notevole, e se oggi ristoranti e attrazioni turistiche possono accogliere solo il 25 %rispetto alla loro capienza, la vita è invece rifiorita inaspettatamente nelle zone residenziali e meno inflazionate dalle classiche visite di massa. Sicuramente mancano i turisti, che solo nel 2019 erano arrivati a 65 milioni (con l'ambizione di portarli a 67 nel 2020), ma nonostante questo il sentimento che passa dal collegamento con New York è di grande ottimismo perché nel futuro verrà consegnata ai visitatori una città più local e più genuina, dove i grandi negozi saranno sostituiti da un commercio più locale, e anche il settore alberghiero sta studiano nuove modalità per reinventarsi

Una piccola oasi felice è in Namibia, con meno dello 0,5 % di infettati, e 10.500 guariti su 12.300 positivi. La vita è tornata alla normalità, lo smartworking non viene più richiesto, e anche le frontiere sono aperte: Eurowings trasporta già turisti, provenienti soprattutto dalla Germania e dall'Olanda. Prossimi voli in previsione sono con Johannesburg e Cape Town.

Il Perù ci consegna uno scenario ancora diverso: sebbene sia stato messo in ginocchio dalla pandemia, ha reagito bene sia nella prima fase che in quella successiva. Gli alberghi non sono mai stati chiusi, e venivano proposti a chi voleva isolarsi per fini lavorativi creando attorno a se una situazione di sicurezza, oppure venivano destinate camere a chi rimpatriava. Oggi bar e ristoranti sono aperti da due mesi e consentono gli ingressi al 50%. Il turismo interno ha funzionato bene, i siti archeologici stanno ripartendo e a Novembre si riaprirà al pubblico. Le linee aeree hanno ricominciato a solcare i cieli già dal 5 ottobre con voli internazionali per fini commerciali.

Un caso particolare è invece la Thailandia, dove la vita è tornata alla normalità ma rimane la paura di essere contagiati, con conseguenti misure restrittive per chi arriva, tra visti speciali, quarantene e tamponi a tappeto. La considerazione che arriva dal collegamento riguarda una visione più o meno lungimirante di proprietari di infrastrutture e amministratori: prevarrà la fame o la paura? Prima o poi bisognerà pure uscire dal guscio.

Vietnam, Laos e Cambogia vivono ancora nella paura, gli alberghi sono aperti ma vengono riempiti poco, e anche il turismo domestico è stato molto debole.

Ottimismo in Sud Africa, dove il lockdown è stato estremo, fatta eccezione per alcune comunità in particolare dove sarebbe stato improponibile pensare a una chiusura in casa drastica, ma la reazione in seconda fase è stata velocissima: bar e ristoranti aperti con possibilità di riempimento al 70%, così come per i mezzi pubblici, mentre le frontiere accettano qualsiasi Stato africano già dall'inizio di ottobre, con le dovute selezioni.

In Irlanda c'è una certa severità rispetto alla condotta interna e all'accoglienza. A settembre sono aumentati i casi, ed è stato ritenuto opportuno entrare in una sorta di 'fase 5' che corrisponde a un lockdown moderato, che prevede spostamenti molto limitati. Per quanto riguarda i turisti che possono entrare viene usato il 'sistema semaforo' suggerito dall'Ue: il via libera viene dato in base alla curva dei contagi, e per questo motivo l'Italia rimane fuori in quanto considerata Paese rosso.

Per concludere, non poteva mancare un confronto con il Giappone, che ospiterà le Olimpiadi, evento al quale il Paese  si sta già preparando. La situazione sanitaria a ToKyo è controllata, e oggi vengono fatti 2 milioni di tamponi al giorno con risultati confortanti. Il picco dei contagi è stato tra giugno e luglio, oggi la vita sta riprendendo nella sua normalità e si stanno avviando campagne di sensibilizzazione a favore dell'economia. Il turismo interno ha dato buoni risultati, da luglio sono state aperte le frontiere a nuove destinazioni, e da questo mese forse si inizierà a togliere la quarantena. 

"I prossimi mesi saranno importantissimi - conclude Marco Peci - la cosa più importante è trovare soluzioni condivise tra compagnie aeree in tutto il mondo, solo così potremo davvero ripartire".

Lara Morano

 


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