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La crisi cambia business model e value proposition

19/10/2020 12:29
L’Osservatorio innovazione digitale nel turismo del Politecnico di Milano individua nel neverending tourism, nell’holiday working e nella sostenibilità le leve del futuro - di Paola Olivari


L’emergenza sanitaria potrebbe aver modificato i comportamenti di acquisto. E non sarebbe solamente una conseguenza del periodo ma una mutazione strutturale.

L’Osservatorio innovazione digitale nel turismo della School of Management del Politecnico di Milano ha infatti rilevato un aumento delle prenotazioni effettuate tramite canali digitali diretti. Il viaggio si fa quindi sempre più digitale e non solo nel pre-trip, ma anche durante l’esperienza per il ricorso a soluzioni - primo tra tutti il self check-in - per limitare la necessità di contatto.

E cambiano anche le leve per la ricostruzione del settore.

“Gli attori del turismo nell’ultimo anno hanno cercato di proteggere il proprio business e i propri stakeholder come possibile, da un lato riducendo la capacità produttiva e dall’altro rivedendo i rapporti di filiera e modificando i sistemi di offerta”, conferma Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio. “Queste azioni sono necessarie ma non sufficienti a una vera ripartenza. Per essere veramente protetti bisognerà costruire su basi solide, con una nuova strategia di risk management e con un’offerta che sappia guardare alle nuove modalità di turismo e al tema della sostenibilità”.

In una tale congiuntura, si aprono spazi per una ricostruzione dell’offerta nell’ottica di una estensione spazio-temporale dell’esperienza turistica sia fisica che digitale, il cosiddetto “neverending tourism”. 

Tra le possibili leve di azione, destinazioni e operatori possono sfruttare le possibilità offerte dal digitale per proporre esperienze virtuali, visite guidate, corsi o altre attività esperienziali online che anticipino o prolunghino nel tempo l’esperienza turistica, grazie anche all’eCommerce di prodotti legati al viaggio. Diverse startup e operatori consolidati hanno già iniziato a lavorare in questa direzione con risultati incoraggianti.

Un trend rilevante legato all’estensione spazio-temporale dell’esperienza turistica è l’holiday working, ovvero la possibilità di lavorare per brevi o lunghi periodi da luoghi di vacanza.

Il potenziale di mercato è importante: se in Italia nel 2019 solo il 5,7% degli occupati (1,3 milioni) utilizzava la propria abitazione come luogo di lavoro principale o secondario, le misure di lockdown hanno proiettato oltre quota 8,2 milioni il bacino di potenziali smart worker nel nostro Paese, come conferma il Report Istat-Eurostat sul mercato del lavoro in Italia.

“Questo fenomeno è comune per un’ampia fetta di lavoratori a livello internazionale e, se ben indirizzato, potrebbe avere effetti positivi in termini sia di indotto turistico che di destagionalizzazione”, ha spiegato Renga.

Con il Covid-19, infine, un’amplificata attenzione ad aspetti come l’inquinamento e l’affollamento ha avuto e avrà ricadute importanti anche sul turismo, in quanto saranno premiate le destinazioni e le pratiche ritenute più sostenibili, sia da un punto di vista ambientale che sociale, accentuando un trend già in corso prima dell’emergenza.

Anche di questa crescente richiesta di sostenibilità sarà importante tenere conto nel rivedere value proposition e business model di operatori e destinazioni.

Paola Olivari


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