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Il turismo italiano riparte dalle persone

22/09/2020 18:30
Investire nelle professionalità degli operatori è il primo step da seguire per far ripartire il settore secondo il Travel and Tourism Competition Index

Per sostenere il settore del turismo ancora incerto dopo i danni causati dalla pandemia quali sono gli investimenti più urgenti e necessari? Quali sono le risorse reali, quali le aree di miglioramento per il comparto? Sono soprattutto le persone sulle quali bisgona investire, con le loro competenze e professionalità, anche e soprattutto nel turismo, secondo quanto emerge dal Travel and Tourism Competition Index, da poco reso pubblico dal World Economic Forum, che offre una fotografia del comparto mettendo a confronto 140 Nazioni, analizzate sulla base di indici economici molti precisi e dettagliati.

I dati che emergono sono estremamente interessanti e dovrebbero servire come un faro nella notte del turismo post-Covid per indirizzare la strategia di investimento su un settore trainante, ma ancora non compreso del tutto nelle sue potenzialità, per la crescita economica dell'Italia.
Nella classifica stilata dagli analisti del World Economic Forum, per quanto riguarda la posizione generale l'Italia si mantiene a discreti livelli, con un ottavo posto a cui contribuiscono in particolare le bellezze naturali (per cui l'Italia si colloca al 7° posto) e l'offerta culturale, che ci vede al 4° posto, insieme al business travel.

Ma l'elemento chiave che ancora frena la crescita economica del turismo in Italia non sono le infrastrutture, di cui si parla spesso come aspetto principale su cui si dovrebbe investire, visto che alla voce “Tourist service infrastructure”, l'Italia si colloca al decimo posto su 140. Quello che veramente impedisce di sviluppare al massimo le potenzialità del nostro Paese e che penalizza pesantemente la crescita del comparto travel è la mancanza di investimento sulle risorse umane. Infatti, quando si arriva alla voce “Human resources and labour market” il dato emerge in tutta la sua gravità: l'Italia precipita al 63° posto.

Investire sulle persone, su quello che chiamiamo lo 'human factor', è fondamentale e sempre più urgente”, commenta Elena Sisti, fondatrice di Elesta Art Travel, che da sempre mette le persone e le loro competenze al centro del proprio approccio al turismo. “Appare incomprensibile che in un Paese come l'Italia si trascuri, o addirittura si ignori, il valore e il ruolo essenziale della preparazione delle tante figure professionali che fanno conoscere e amare il nostro Paese. In primo luogo le guide turistiche, che sono in grado di fare la differenza nel servizio offerto ai turisti, dando contenuti di qualità, introducendo con delicatezza e passione alla scoperta di luoghi più o meno conosciuti del nostro Paese, costruendo quella rete che di fatto contribuisce a portare visitatori e a far scegliere una destinazione turistica piuttosto che un'altra. Ma anche tutti gli operatori del turismo, sul cui aggiornamento costante si dovrebbe investire, per il futuro e per la crescita dell'Italia”, aggiunge Sisti.

"Valorizzare le figure professionali già esistenti dotate di elevate competenze è essenziale", sottolinea Valeria Gerli, presidente di ConfGuide-Gitec, Associazione Guide Italiane Turismo e Cultura aderente a Confcommercio Milano e vicepresidente nazionale della Federazione ConfGuide. “Occorre evitare di creare figure surrogate, non professionali, prive di preparazione e competenze specifiche, oltre che della necessaria abilitazione. Le guide turistiche sono i professionisti della divulgazione, della didattica e della valorizzazione dei beni culturali nei confronti di tutte le tipologie di pubblico. È indispensabile che il settore Cultura, ai diversi livelli amministrativi, si avvalga finalmente delle guide professioniste in tutti i progetti e in tutte le azioni, creando un'alleanza sistematica che avrà ricadute positive diffuse e farà della qualità la cifra caratteristica del turismo in Italia. La qualità, infatti, è l'unico antidoto alla crisi del settore”, aggunge Gerli.


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