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Meeting industry: il 70% di congressi ed eventi cancellati

30/07/2020 08:56
La fotografia del settore in una ricerca realizzata dall’Aseri, Università Cattolica del Sacro Cuore in collaborazione con Federcongressi&eventi

Una crisi senza precedenti è ciò che il settore dei congressi e degli eventi si trova ad affrontare a causa della pandemia. Una battuta d’arresto per un’industria che negli ultimi 5 anni aveva conosciuto un positivo e costante percorso di crescita, con un tasso di incremento medio del numero di eventi del 4,1% annuo.

Le sedi per congressi ed eventi hanno subito la cancellazione della maggior parte delle manifestazioni già previste in calendario: il 69,7% degli eventi e dei congressi è stato cancellato, il 16,9% rinviato al 2021 e solo il 13,4% posticipato a un’altra data nell’anno in corso. I dati emergono dalla ricerca “L’impatto del Covid-19 sulla meeting industry italiana: la prospettiva delle sedi per eventi e congressi” realizzata dall’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Aseri) in collaborazione con l’associazione della meeting industry italiana Federcongressi&eventi. La survey è stata condotta nell’ambito dell’Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi (Oice), lo studio che monitora annualmente l’andamento del comparto.
Ha coinvolto un campione delle principali strutture per eventi di medie e grandi dimensioni presenti sul mercato (alberghi, centri congressi e centri fieristico-congressuali) con l’obiettivo di comprendere l’entità delle conseguenze causate dalla diffusione del virus.

Gli eventi cancellati

L’imprevisto e prolungato lockdown ha finora determinato la cancellazione del 69,7% degli eventi del totale delle strutture per congressi ed eventi che hanno partecipato all’indagine, il che può essere tradotto a livello nazionale nella stima di una perdita di circa 215.000 eventi, considerando che i meeting già previsti o comunque potenzialmente ospitabili nel 2020 rappresentano il 70% del totale annuo.

In particolare si evidenziano alcune differenze per tipologia di sede: negli alberghi congressuali in media il 71,2% degli eventi è stato definitivamente cancellato, l’11,2% posticipato e il 17,6% rinviato al 2021; nei centri congressi il 63,4% di tali eventi risulta cancellato, il 22,9% posticipato e il restante 13,7% rinviato all’anno successivo; nelle sedi congressuali fieristicheil 43,5% degli eventi risulta rinviato al 2021, il 38,8% è stato definitivamente cancellato e il 17,7% posticipato a una data successiva sempre del 2020.

 L’impatto sul fatturato

"Questa situazione si è tradotta in una riduzione del fatturato per eventi e congressi previsto per il 2020 mediamente del 76% rispetto a quello del 2019 - spiega Roberto Nelli, responsabile scientifico dell’Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi e docente in Cattolica di Comunicazione e marketing degli eventi -. In particolare, dalla ricerca emerge che il 21,3% degli alberghi congressuali stima una riduzione tra il 51% e il 75% del fatturato e ben il 68,5% valuta un decremento superiore al 75%; il 28,6% delle sedi congressuali fieristiche stima una riduzione tra il 51% e il 75% e ben il 57,1% la ritiene superiore al 75%; il 42,1% dei centri congressi calcola un calo tra il 51% e il 75% del fatturato mentre solo il 36,8% ritiene che la flessione possa essere maggiore del 75%". 

 Investimenti per la sicurezza e la competitività

L’imprevedibile cancellazione della maggior parte degli eventi che avrebbe dovuto ospitare ha tuttavia messo in luce la capacità di reazione del settore e la sua tempestività nel rispondere ai cambiamenti imposti dalla situazione in atto. A fronte, infatti, di una media di circa un 60% di sedi che è stato costretto a rinunciare agli investimenti che avevano previsto di realizzare nel 2020, molte sedi hanno non solo confermato gli investimenti programmati, ma anche effettuato investimenti non previsti, soprattutto in infrastrutture/servizi (da parte del 34,8% delle sedi che non avevano in programma investimenti) e tecnologie (17,9%): una decisione dovuta sì alla necessità di adeguamento alle normative di contenimento del contagio, ma anche alla volontà di essere competitivi su un mercato che chiederà sempre più servizi e soluzioni tecnologiche per supportare i clienti nel favorire l’engagement dei partecipanti agli eventi.

 


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