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Turismo a singhiozzo più dannoso del lockdown?

28/07/2020 09:33
Si riflette se la riapertura comporti non solamente rischi per la salute pubblica ma anche economici. Il turismo spagnolo ultima vittima del caos dovuto all’incertezza

Se giugno è stato l'inizio di "riapriamo al turismo", luglio ha aggiunto un "in realtà non così in fretta".

Sabato scorso il governo britannico ha annunciato a sorpresa una quarantena obbligatoria di 14 giorni sui viaggiatori che rientrano nel Regno Unito dalla Spagna, provocando un immediato calo delle prenotazioni di viaggio. Il decreto è stato così improvviso ha inoltre causato una corsa al rientro da parte di viaggiatori che cercavano di tornare anticipatamente per evitare le due settimane di blocco in casa. Dopo le voci secondo le quali il Regno Unito avrebbe escluso le isole Baleari e le Canarie, il ministero degli Esteri ha poi precisato che sono anch’esse incluse.

Nel frattempo, alcuni Paesi dei Caraibi - una delle poche regioni che ha accettato i turisti americani - stanno ripensando quell'offerta. Le Bahamas e Porto Rico hanno entrambi rivisto il loro invito agli americani a causa dell’aumento dei casi. Le Bahamas hanno così cambiato di nuovo la loro politica, dicendo che gli arrivi da tutte le nazioni (compresi gli Stati Uniti) dovranno sottoporsi a quarantena per 14 giorni in una struttura governativa a proprie spese.

La confusione generale solleva lo spettro che la riapertura per il turismo internazionale a pandemia lungi dall'essere alle spalle - ma soprattutto lontana dall'essere stabilizzata in molti luoghi - possa avere infine un impatto peggiore sul turismo a lungo termine rispetto ai guadagni marginali a breve termine.

Vari fattori che determinano quando e se riaprire una destinazione: politiche governative nei mercati di origine, di quelle nella destinazione stessa e decisioni individuali dei titolari di imprese e degli operatori in merito all'opportunità di aprire a un numero inferiore di arrivi. Questa matrice indica che ogni "riapertura" è, più che una strategia coordinata, una speranza che tutti rimangano sufficientemente “allineati” sull’obiettivo. Tuttavia, con i governi che si sono dimostrati instabili e imprevedibili come quello di Boris Johnson - che ha cambiato la sua politica sui viaggi all'estero tre volte in un mese - ci si aspetta incertezza. L'industria turistica spagnola è semplicemente l'ultima vittima del caos.

Non è un segreto e del tutto comprensibile che le imprese turistiche abbiano bisogno di entrate per sopravvivere. Ma queste riaperture “frastagliate” potrebbero nascondere costi sommersi che si rivelerebbero la goccia che fa traboccare il vaso per le piccole aziende senza solido flusso di cassa. Come molte piccole realtà hanno dolorosamente appreso di recente, spendere per riaprire in linea con le nuove linee guida - solo per scoprire di lì a poco che comunque non ci sarà lavoro - può fare la differenza nella sopravvivenza.

Inoltre, la fiducia dei viaggiatori è già traballante, essendo passati attraverso il lockdown globale di marzo in cui molti hanno avuto esperienze traumatiche ai confini, negli aeroporti e lunghe e infruttuose attese sulle linee telefoniche delle compagnie aeree, e attendendo ancora i rimborsi. Come riporta Skift, Tim Fairhurst dell'European Tourism Association ha dichiarato che “sussiste una paura considerevole e comprensibile nella mente di alcuni turisti di rimanere bloccati dalla parte sbagliata del confine. Notizie su annullamenti di viaggi proprio mentre ci si prepara per partire non aiuteranno a ripristinare la fiducia a lungo termine dei viaggiatori”.

In risposta all'improvvisa decisione di quarantena del Regno Unito, Gloria Guevara, presidente World Travel and Tourism Association, ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che la mossa “sarà una cocente delusione per migliaia di turisti inglesi ed è disastrosa per il settore dei viaggi e del turismo, tanto Spagna quanto nel Regno Unito”.

“Il Wttc ritiene che le quarantene non facciano nulla per aiutare a ripristinare la fiducia dei consumatori in un momento in cui dobbiamo incoraggiare le persone a tornare a viaggiare, in linea con i nostri protocolli Safe Travels, per dare una speranza di salvare parte della stagione estiva 2020”.
In questo momento non esistono risposte facili, strategie di apertura infallibili, viaggi senza rischi. A circa un mese dal grande esperimento di riapertura, vale la pena riflettere se questo comporti non solamente rischi per la salute pubblica, ma anche economici.


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