EDITORIA - EVENTI - SERVIZI  DAL 1972 AL SERVIZIO DEL TURISMO PROFESSIONALE

 
HOME > Notizie

L'Europa apre a 15 Paesi, ma non agli Usa

01/07/2020 09:40
Esclusi anche Russia e Brasile. Norme riviste ogni due settimane. Bocca: "Mancheranno visitatori che durante il loro soggiorno spendono tanto"

All’ultimo istante l’Europa riesce ad approvare la lista con i 15 Paesi extra-Ue ai quali da oggi riaprire le porte del continente. Tra i grandi esclusi Usa, Russia e Brasile. Ma restano dubbi e problemi, tanto che l’Italia per prudenza decide di mantenere la quarantena obbligatoria di 14 giorni per i cittadini di queste nazioni. Una misura prudenziale suggerita dal ministro della Salute, Roberto Speranza, riporta Repubblica, che probabilmente troverà spazio anche da altri partner europei. Con il nodo Cina solo rinviato, così come il rischio di un nuovo collasso di Schengen. 

I governi Ue, rammenta il quotidiano, hanno impiegato diverse settimane ad approvare la "lista verde", l’elenco dei Paesi ai quali riaprire i confini esterni dopo il blocco generalizzato anti-Covid deciso a metà marzo. L’alternativa sarebbe stato un prolungamento della serrata di altri 15 giorni, ma diversi partner, come Grecia, Malta e Cipro, spingevano verso la ripresa dei viaggi per nutrire il proprio turismo. Oppure un tana libera tutti, con i singoli governi che avrebbero deciso quali nazioni accettare rischiando mosse azzardate e un nuovo effetto domino di Schengen, riattivata giusto due settimane fa. Così, dopo infinite discussioni sui criteri da adottare per stilare la lista, a Bruxelles gli ambasciatori dei Ventisette hanno concordato di aprire ad Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del Sud, Tailandia, Tunisia e Uruguay. C’è anche la Cina, inserita in fondo alla lista con un asterisco: Pechino entrerà a pieno titolo nell’elenco solo se garantirà la reciprocità all’Europa. Un modo per rimandare almeno di un po’ l’ingresso di turisti e businessman cinesi, giudicato rischioso dagli europei. Stando ai criteri epidemiologici adottati dai governi Ue, tra i quali un tasso di contagi inferiore a quello Ue (16 infettati per 100mila abitanti), la Cina ha infatti le carte in regola per la luce verde. Ma diverse capitali temono che i dati forniti da Pechino siano poco affidabili, se non truccati. Per questa ragione gli europei hanno cercato a lungo un metodo scientifico che potesse escludere la Repubblica Popolare senza essere accusati di decisione arbitraria. Ma non ci sono riusciti, trovandosi costretti a chiudere agli Usa, come a Russia e Brasile, e aprire a Pechino. Con il rischio ritorsioni da parte di Trump (la lista verrà comunque aggiornata ogni 15 giorni in base all’evoluzione dei dati) e di riattivare la catena dei contagi con l’arrivo dei cinesi.

Ecco perché la decisione è stata in bilico fino all’ultimo, prosegue La Repubblica. Decisiva la Spagna, che ha ceduto alla pressione di Francia e Germania — spaventate dall’impasse — e ha votato in favore della lista. A quel punto non era più possibile costruire una minoranza di blocco capace di stopparla e l’Italia, all’ultimo minuto, ha sciolto la riserva e si è accodata alla maggioranza votando a favore. Si sono astenute, ma vale come un "no", Austria, Bulgaria, Polonia, Portogallo e Cipro. Invece Belgio e Slovenia hanno messo a verbale che applicheranno misure più restrittive. Insomma, sette Paesi in tutto che come l’Italia probabilmente manterranno la quarantena. E non si esclude che la stessa scelta possa arrivare da altre capitali. Il che pone comunque un rischio per Schengen: come faranno i Paesi più prudenti a imporre la quarantena agli extra-Ue che sono entrati in un altro punto dell’Unione senza ripristinare i controlli alle frontiere interne?

Frattanto sulla decisione si è espresso il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, secondo il quale mancheranno ospiti che spendono molto. In un'intervista a Repubblica, Bocca afferma che  "come Federalberghi non entriamo nel merito della decisione, perché la sicurezza sanitaria è la priorità, ma per noi è una mazzata. Il turismo non va misurato in presenze, ma in fatturato e mancheranno visitatori che durante il loro soggiorno spendono tanto".

In particolare secondo il presidente gli statunitensi sarebbero stati una boccata d’ossigeno per le città d’arte, destinazioni come Capri senza i brasiliani perderanno la maggior parte dei loro clienti, e le località balneari non avranno ospiti capaci di spendere tanto quanto i russi.
E gli italiani non salveranno la stagione: "Non spendono quanto gli stranieri. Anche noi, quando andiamo all’estero, ci trattiamo meglio di quanto facciamo di norma. Calcoliamo che se le presenze di italiani saranno il 50%, le entrate ammonteranno però al 40%. E poi non si tratta soltanto di quanto incasseranno gli hotel, le abitudini di spesa de gli stranieri incidono di più sull’indotto".

Qualche spiraglio potrebbe arrivare dal mercato europeo: "Aspettiamo di capire se chi arriva dalla Gran Bretagna dovrà fare la quarantena oppure no - spiega Bocca -. Ospiti dalla Germania e dall’Inghilterra potrebbero essere un’àncora di salvezza per le città d’arte. Ma in ogni caso, quando il turismo ricco arriva in Italia ne beneficiano tutti, perché i russi che vanno a Forte dei Marmi visitano anche Firenze". 

Si profila una stagione compromessa: "Il 30% delle strutture non riaprirà. Per questo chiediamo al governo di aiutare chi lo farà, e che quindi non usufruirà della cassa integrazione, con sgravi sul costo del lavoro. Creda, c’è tanta voglia di lavorare, ma in alcune situazioni ci vuole coraggio per riaprire. Ma anche chi non aprirà va sostenuto con il credito d’imposta sui lavori di rinnovamento. Soltanto così arriveremo pronti alla stagione 2021. Che sarà bellissima, ne sono certo".


TAGS

QUESTO ARTICOLO MI FA SENTIRE

COMMENTA

Ultime News

Guarda tutte
Registrati

Follow Us