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Il Dl Rilancio deve essere "declinato meglio in materia di turismo"

22/05/2020 08:33
"E' mancata l'attenzione alla specificità del settore, il che ha prodotto interventi che saranno insufficienti dal punto di vista economico", dice Gianni Rebecchi di Assoviaggi - di Stefania Vicini

A volte i decreti si possono comprendere meglio analizzando i numeri. E' il caso del Decreto Rilancio, uno dei temi di discussione più accesi in questo momento e a buon diritto. Ora sappiamo che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, adesso ci sono 60 giorni di iter parlamentare, un arco temporale in cui le forze politiche possono fare modifiche e chiedere emendamenti, certo, senza stravolgere l'impianto di un decreto, peraltro, molto corposo in termini di pagine (260). In questo frangente le associazioni di categoria del turismo organizzato possono fare richiesta di emendamenti in Parlamento e nelle commissioni specifiche. Bene. 

Uno sguardo ai numeri

Per comprendere in modo chiaro cosa di questo decreto non funzioni per il settore del turismo organizzato, Gianni Rebecchi, presidente di Assoviaggi, ci porta a riflettere sui numeri, con una chiave di lettura nuova.
Un decreto da 55 miliardi, di cui 4 destinati al turismo. E qui sta il primo punto su cui riflettere. "Sono risorse - fa presente Rebecchi -, per esempio come quelle che sono state allocate per i buoni vacanze, ma non sappiamo se saranno utilizzate oltre 2 miliardi virtuali da utilizzare solo nelle strutture ricettive, noi avevamo richiesto invece un credito d’imposta del 19% per l’acquisto di pacchetti di viaggio in Italia che semplificasse ogni procedura e garantisse un beneficio al viaggiatore. Dei 4 mld il turismo organizzato non vede niente, cioè le adv e i tour operator". Sapete perchè? per scoprirlo bisogna leggere l'Allegato 1 del Dl, nel quale, secondo il governo, per il calcolo si è basato sui codici Ateco delle imprese, vi sono "9.932 adv e 1.320 t.o. Facendo la somma si hanno 11.252 imprese in Italia". Per le adv e t.o. sono stati destinati 25 mln di euro con il fondo dedicato. Se dividiamo questa cifra il risultato è di 2.221 euro. Si può facilmente intuire che questi soldi "alle aziende non cambiano le sorti e non aiutano un settore come il turismo organizzato in forte difficoltà - sottolinea Rebecchi -. Eppure in questo periodo di turismo si è sentito parlare ovunque, in Tv, nelle diverse trasmissioni, abbiamo dialogato con tutte le forze politiche, il Mibact ha ricevuto tutte le nostre proposte di intervento, ci si aspettava un'attenzione particolare che però non c'è stata", afferma Rebecchi a Guida Viaggi.

Eppure stiamo parlando di un sistema, quello del turismo organizzato, che produce 20 mld di fatturato e conta oltre 50mila persone occupate, "ma ciò che conta sono anche le dimensioni delle imprese - sottolinea Rebecchi - e le diverse necessità che hanno. E' giusto che ai contributi tutti possano accedere, ma quel fondo destinato ad adv e t.o. dovrebbe essere dotato di almeno 250 milioni", dice Rebecchi. Da notare che il fronte associativo ha chiesto per tutto il comparto del turismo 2,5 miliardi e 750 milioni di fondo per il turismo organizzato. 

Un impianto generale

Tutto ciò cosa ci fa comprendere? "Che l'impianto del decreto è generale - afferma Rebecchi -. Interventi che mettono insieme ogni tipo di impresa e settore quando è evidente che per il turismo che produce oltre 230 miliardi di Pil fosse necessario declinare misure specifiche, subiamo la poca attenzione, non si è guardato alle nostre dinamiche economiche". Sappiamo benissimo che ci sono attività che, una volta riaperto, ripartiranno, a rilento, ma con prenotazioni, "noi con le incertezze che ci sono a livello di outgoing e di incoming avremo difficoltà a ripartire - sottolinea Rebecchi -. Se si muoverà qualche cosa sarà per fine autunno, verso l'inverno. Ecco perchè nel momento in cui si prevedono norme a sostegno si deve tener conto che il nostro settore ha dinamiche diverse rispetto alle altre attività".
Rebecchi lo sottolinea in modo chiaro: "E' mancata l'attenzione alla specificità del settore, il che ha prodotto degli interventi che saranno insufficienti dal punto di vista economico e dell'effetto che dovrebbero avere".

La cassa integrazione

Un altro punto che testimonia la non attenzione alle specifiche esigenze del comparto è quello della cassa integrazione. "L'avremo fino a metà luglio, ma poi saremo nelle stesse condizioni di oggi, avremo comunque bisogno degli ammortizzatori almeno fino all'autunno del 2020 - dice Rebecchi -. Ammortizzatori sociali uguali per tutti i settori non rispondono alle esigenze del nostro settore e pensati in questo modo non saranno efficaci”, sottolinea.  

Il contributo a fondo perduto

Un'altra testimonianza arriva dall'Articolo n.25 relativo al contributo a fondo perduto. Rebecchi fa notare che, "tutte le imprese che fatturano da 1 a 5 milioni di euro, possono chiedere un indennizzo che prevede alcuni elementi. Per chi ha un calo di fatturato di almeno 2/3 ad aprile 2020 rispetto ad aprile 2019, secondo uno schema di percentuali sulla perdita subita, lo Stato interverrà a sostegno delle imprese". Peccato però che anche in questo caso il turismo ha dinamiche economiche e fiscali differenti rispetto ad altri settori. Non è stato considerato per esempio il numero elevato di pratiche che sono state cancellate ad aprile. "Non è stato preso in considerazione il danno della cancellazione di tutte le altre prenotazioni che non sono documentabili, in quanto non è stata emessa fattura. Cioè l'adv non ha modo di dimostrare che l'ammontare di prenotazioni cancellate sono un problema. Il che attesta che non si guarda a come fiscalmente opera il settore". Il cliente, infatti, riceve la fattura al saldo o partenza del viaggio, per cui le prenotazioni riferite a partenze nei mesi successivi non sono fatturate. Nel caso del turismo oltre al mese di aprile bisognerebbe far riferimento "anche alle cancellazioni subite in quel mese per le partenze successive".

Il credito d'imposta per gli affitti

Un altro tema che doveva essere guardato con maggiore attenzione per le dinamiche economiche è quello relativo al credito d'imposta per gli affitti. "A tal proposito avevamo chiesto un credito di imposta almeno fino a fine anno - fa presente Rebecchi - in quanto ripartiremo nel tardo autunno 2020 e le adv per mesi saranno vuote, però gli affitti li devono pagare, pur non avendo prenotazioni". Invece è stato concesso un credito di imposta solo nei mesi di marzo, aprile e maggio, "cioè solo quando siamo rimasti chiusi, ma da giugno difficilmente si faranno prenotazioni". 

Le prossime mosse

Cosa succederà ora? "Stiamo studiando i dettagli e attendiamo le circolari esplicative, per esempio da parte dell'Agenzia delle Entrate e dell'Inps, stiamo studiando i testi e preparando le richieste per apportare gli emendamenti", fa sapere Rebecchi e poi aggiunge: "Chiederemo un aumento del fondo per il turismo, che è insufficiente. Il ministro Dario Franceschini incontrerà le associazioni di categoria per trovare le modalità per aumentare il fondo da 25 mln". Poi Rebecchi si sofferma ancora una volta sui numeri e dice: "Ad Alitalia sono stati dati 4 miliardi, con 11mila dipendenti e un fatturato da 3 mld. Il turismo organizzato conta 11mila imprese, quasi 50mila dipendenti e un fatturato da 20 miliardi". Cosa vuol dire tutto ciò? Che "c'è una discrepanza di approccio sistemico alle imprese e all'economia del Paese".

Stefania Vicini


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