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Il fallimento di Thomas Cook fine di un’epoca o una campana che suona?

13/02/2020 09:54
Due tesi a confronto, quella di Andreas Schräder, chief strategy officer di Fareportal e quella di Gaetano Stea, direttore prodotto Nicolaus - di Gianluca Miserendino

 Il fallimento di Thomas Cook come fine di un’epoca e di un modello per l’intero turismo organizzato o “solo” una campana che suona per ricordare la necessità di adeguarsi ai tempi, e se possibile di anticiparli, e la validità della regola anche per giganti apparentemente incrollabili?

E’ stato questo il tema di uno degli incontri della prima giornata di Bto a Firenze. “Certamente quello di Tc è il caso di un t.o. tradizionale che ha cercato di rispondere ai cambiamenti del mercato, ma con una strategia che si è rivelata troppo rigida, in un mercato sempre più liquido e destrutturato – ha osservato dal palco della Leopolda Andreas Schräder, chief strategy officer di Fareportal –, ma è un fatto che i clienti fuoriusciti da Tc andranno con molta probabilità a confluire in misura rilevante nel mercato delle Ota, piuttosto che in quello degli altri tour operator. Questo racconta della crisi di un modello, soprattutto perché la distribuzione organizzata non sempre riesce ad offrire quella unicità e quella esperienzialità non standardizzata che il viaggiatore cerca. E’ per questo che i pacchetti di viaggio hanno perso il loro appeal”.

Di diverso avviso Gaetano Stea, direttore prodotto di Nicolaus, che ha spiegato come “quella di Tc è la storia di una nave che - nella tempesta di un mercato in velocissimo cambiamento - non ha saputo trovare la giusta rotta. Ma ad essere andato in crisi non è il modello del pacchetto, bensì il modo di proporlo, che deve essere necessariamente diverso. I clienti chiedono più libertà, ma cercano allo stesso tempo garanzie: i t.o. devono posizionarsi a metà strada, offrendo protezione e professionalità in un contesto di pacchetto meno rigido. Da qui l’importanza dei pacchetti dinamici e dell’integrazione verticale: in un contesto nel quale anche le compagnie aeree e le catene alberghiere pacchettizzano, se si vuole stare sul mercato bisogna avere presenza – e prodotti in esclusiva - sulle destinazioni. La distribuzione verticale, che può essere una soluzione, è tuttavia meno forte tradizionalmente in Italia rispetto ad altri Paesi, come ad esempio in quelli anglosassoni”, afferma il manager.

Gianluca Miserendino


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