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Italia all'ottavo posto per competitività nel turismo

05/09/2019 12:20
Il nostro Paese, sottolinea il rapporto biennale del World economic forum, è bello ma caro. E il contesto è poco favorevole alle imprese

Bella, ma cara. E con un contesto poco favorevole alle imprese. Così si motiva l'ottava posizione dell'Italia nella classifica biennale sulla competitività nel turismo stilata dal World economic forum, guidata, spiega Il Sole 24 Ore come nella passata edizione da Spagna, Francia, Germania, seguite da Giappone e dagli Stati Uniti, che scalzano la Gran Bretagna dal quinto posto, con l'unico movimento di rilievo nella parte alta del ranking. L'Italia, che conferma dunque la posizione del 2017, è preceduta anche dall'Australia e a sua volta risulta davanti a Canada e Svizzera.

Lo studio quest'anno pone l'accento sulla sostenibilità del turismo, sempre più in bilico sotto il peso delle crescenti masse di turisti: gli arrivi sono stati oltre 1,4 miliardi nel 2018 (oltre ogni previsione), favoriti dai minori costi e dalle minori barriere rispetto al passato. Il settore per ora resiste, ma il punto critico, in cui a fronte degli arrivi non ci saranno nè le capacità infrastrutturali, nè le politiche di gestione adeguate per farvi fronte, si sta avvicinando più velocemente del previsto, ammonisce il rapporto. Lo dimostrano del resto vari episodi, come lo sciopero degli addetti del Louvre a maggio per il sovraffollamento del museo, le polemiche per il passaggio delle grandi navi da crociera a Venezia o le proteste dei residenti in Spagna davanti alle ‘orde' dei visitatori in alcune località, rammenta il quotidiano.

In generale, affermano per altro gli studiosi del Wef, la competitività del turismo sta aumentando, il che è molto importante visto che il settore nel 2018 ha contribuito al 10% del Pil e dell'occupazione globali e questo contributo dovrebbe aumentare di quasi il 50% nel prossimo decennio grazie all'espansione della classe media nel mondo, soprattutto in Asia.

Nel dettaglio
Esaminando la classifica, i punti forti della Penisola sono le sue risorse naturali (settima sui 140 Paesi) e culturali (quarta), ma a frenarla sono soprattutto, sottolinea il quotdiano, un clima relativamente sfavorevole alle imprese (110ma) e la scarsa competitività dei prezzi (129ma). Va meglio per le infrastrutture turistiche (decima), ma non brilla certo per sicurezza (69esima) ed è 63esima in altri importanti fattori quali la sostenibilità ambientale, le risorse umane e anche per la (scarsa) priorità data al turismo.

Tutti i maggiori Paesi avanzati sono, in realtà, mete costose per i turisti. La Francia è 128esima per la competitività dei prezzi, la Germania 124esima, gli Usa 119esimi e la Spagna, che si conferma comunque più competitiva delle principali concorrenti su questo fronte, è 101esima. La maglia nera va al Regno Unito, ma anche la Svizzera (137esima) è nel plotone di coda. Per sostenibilità ambientale la classifica premia Svizzera, Norvegia e Austria. Per gli aeroporti sul podio salgono Canada, Australia e Usa (Italia 30esima). Per le infrastrutture nei servizi turistici al primo posto c'è il Portogallo, davanti a Austria, Spagna, Usa e Croazia.

Per risorse naturali il Paese migliore è il Messico, seguito da Brasile, Australia e Cina e nella classifica l'Italia è preceduta anche dalla Francia (sesta) e dagli Usa (quinto posto). Per risorse culturali e viaggi d'affari al primo posto c'è la Cina, davanti a Spagna e Francia. Malta, Giamaica e Cipro sono sul podio per la priorità data al settore turistico. I primi 10 Paesi della graduatoria generale rappresentano oltre un terzo degli arrivi internazionali, il che dimostra la grande concentrazione dei viaggi, scrive Il Sole 24 Ore. Il 25% dei Paesi al top, da solo, rappresenta due terzi degli arrivi.

La combinazione della concentrazione degli arrivi turistici e la rapida crescita dei viaggi, sottolinea il Wef, stanno mettendo sotto pressione le località più frequentate, anche se dispongono di buone infrastrutture e di buoni servizi nei Paesi avanzati. Ma anche molti Paesi emergenti sentono ‘il peso' del turismo, come la Thailandia che ha chiuso una delle sue spiagge più belle e famose, Maya Bay, per i danni ecologici causati dai turisti. C'è insomma il rischio che i Paesi diventino vittime del loro stesso successo. I viaggi e il turismo, conclude il quotidiano, possono trainare le economie, ma solo se i policy-maker assicurano un'adeguata gestione delle attività turistiche con un approccio che tenga conto di tutte le parti in causa, sottolinea il rapporto. Altrimenti senza gli adeguati investimenti in infrastrutture e in altre risorse per i viaggi e il turismo, nel lungo termine la competitività verrà minata.


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